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Saperavi, sapore di Georgia

saperavi vino di georgiaIl Saperavi è un nativo di Kakheti(Georgia), ma viene coltivato in Moldavia, in Crimea, Turkmenistan, Tagikistan, Azerbaigian, Uzbekistan e poi un po’ qui e là in quello che una volta era l’URSS.

Poi approfondendo, per pura passione del vino, e naturalmente, non per la gloria delle regioni di cui sopra, si scopre che di Saperavi ce ne sono più di uno: da martali saperavi e intermedi come gouriisse e kartlisse.

Visto che in quelle regioni vinicole non è che sono quanto di meglio si possa trovare in vini, per noi che saperavi (uva e vino) può essere una serie di norme, e forse ha fascino perché georgiano.

Il meglio di sé lo offre con la concentrazione di colore, forse perché è tragicamente poco produttivo: circa 25 hl/ha, un ritmo da fame. Questo spiega perché miscelavano (e miscelazione) con uve bianche, in modo da schiarirlo in una matrice di colori e diluire qualche nota erbacea non proprio chic.

Ne hanno parlato molto, ne parliamo anche noi, se poi sconvolta maniacalità desiderio di essere compatibile anche con qualcosa qualcosa di meteore, e chiediamo ma faremo bene? Resta inteso, naturalmente che il male non farà!

Saperavi Grand Cru Akhoebi, il raccolto del 2006. Ancora il colore della notte, blu notte l’alba viola, altro che rossissimo o colorino. L’ingresso a gamba tesa di erbe, per cui ha fatto il proprio effetto e stranisce il fruttato di bacche scure, poco visibili, poco isolabili, ma la loro raccolta si distingue odorosamente con buona grazia. Danno anche l’idea di macerazione e pressatura, che è anche un po’ di anforato come il vino? Dopo 8 anni ha perso il suo indirizzo scontrosamente tannico. Ha il sapore di un volume di un liquido denso, ma non è così saporoso. Fortunatamente qualcosa di interiore si può fare a non far sbocciare la gradazione alcolica, ciò lascia spazio vitale con effetto impacco e la paura di stucchevolezza. Non siamo di fronte a qualcosa di eccezionale qualcosa che… se non degusti ti manca un tassello di esperienza. È un vino che ha il diritto di esistere perché il finale di bocca è insolito: il verde delle foglie profumate, essenze un po’ oleose, un’amaricante prugna affumicata, un qualcosa di carbone.

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